Intervista al prof. Bettoni Pojaghi sul ruolo e sull’azione culturale del Centro Studi

Non solo libri: un archivio per la storia altoatesina

La biblioteca Claudia Augusta ha compiuto ieri un ulteriore passo verso la definizione di una propria identità di istituzione culturale di riferimento nel campo della storia e della cultura locale. La direttrice, Valeria Trevisan ha presentato l’ultimo fondo acquisito dalla struttura di via Mendola a Bolzano, cedutole dal Centro Studi Atesini: la donazione è costituita da una cospicua quota di pubblicazioni scientifiche relative alla toponomastica altoatesina ed alle antichità pre-latine, ma non esclusivamente, figurando nell’elenco dei libri regalati anche una parte relativa al mondo culturale di lingua tedesca.

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L’importanza della cessione di volumi supera il significato letterale di arricchimento del patrimonio in fieri della Claudia Augusta, come ha rimarcato la direttrice, “in quanto consolida i rapporti di scambio e consulenza tra la biblioteca stessa ed il Centro Studi che si stanno infittendo e facendo più solidi”. Sulla donazione e sui futuri progetti del Centro Studi Atesini, abbiamo intervistato il direttore prof. Bettoni Pojaghi.

 Che significato riveste questa donazione del Centro Studi alla biblioteca Claudia Augusta?

Direi che si tratta certamente di un fatto rilevante poiché, per la prima volta, il patrimonio di ricerche del Centro Studi Atesini viene reso accessibile alla biblioteca provinciale e, nella prospettiva del futuro polo bibliotecario, ad un pubblico veramente allargato. Il fondo che contiene testi di valore non solo scientifico, ma anche economico – sono presenti infatti alcuni libri che potrebbero essere rintracciati solo nel mercato del libro d’antiquariato con costi notevoli – accoglie tutti gli studi ed i documenti legati all’Alto-Adige e che spaziano dall’Adriatico all’Alpe Arg.

Come valuta questo sodalizio tra le due strutture suggellato dalla cessione di questo fondo librario?

Ne siamo tutti molto fieri perché crediamo potranno nascere – è un augurio che ci facciamo tutti – nuove forme di interazione in campo culturale tra la la ricerca sulla storia locale tedesca ed il mondo della cultura italiana. E’ uno sforzo per ridurre il disagio degli italiani e per avvicinare attraverso la cultura i tre gruppi linguistici presenti sul nostro territorio, considerato che sono incluse nel fondo anche numerose pubblicazioni riguardanti l’universo culturale ladino. Come germanista e come persona che ama il mondo di lingua tedesca posso quindi essere soddisfatto del fatto che possano sorgere dei punti di contatto tra le due popolazioni tedesca ed italiana, propiziati da nostre ricerche. Infatti grazie anche a pubblicazioni come “Mito e realtà in Oswald von Wolkenstein” di uno studioso come Ferruccio Bravi, che riguardano strettamente personaggi della cultura locale tedesca, la biblioteca può diventare un polo di approfondimento scientifico fruito non solo dalla popolazione di lingua italiana, ma anche da quella di lingua tedesca.

 Quali sono i vostri progetti futuri?

Stiamo tentando di ampliare il ventaglio dell’impegno di ricerca del Centro Studi Atesini: intendiamo inaugurare una serie di studi sull’area di lingua tedesca, in precedenza sporadicamente interessata da pubblicazioni come quella a cui ho fatto riferimento. In particolare ci occuperemo di investigare, tramite uno studio già avviato, le famiglie storiche  italiane che hanno abitato in Alto Adige nei secoli passati. Per famiglie storiche intendo famiglie nobili o famiglie italiane che si sono amalgamate con il mondo tedesco. Per esempio, la famiglia Ammon, molto nota a Bolzano, ha origini italiane, trentine in particolare. Inoltre il secondo fronte di studi sul quale ci stiamo muovendo sarebbe quello, ma si tratta ancora di un progetto, di creare un “Archivio della Memoria” della città di Bolzano.

 Di cosa si tratta?


E’ un esperimento che è già stato fatto a Città della Pieve, in Umbria, a cui ha partecipato anche Saverio Tutino: in quel caso sono stati raccolti anche epistolari privati. Siamo sicuri che tanta gente ha cose da raccontare e che costituiscono materiale interessante per gli storici. L’“Archivio della Memoria” quindi rappresenterà il tentativo di effettuare la raccolta dei ricordi di tutta la cittadinanza di Bolzano, di tutto quanto non è racchiuso nei volumi di storia, che non è stato tramandato fino ad oggi in testi scritti: prevediamo di cominciare a metter insieme i racconti degli anziani che hanno vissuto le “Opzioni”, le tensioni degli anni’60, la “Notte dei fuochi”. Si tratta in sostanza di fissare momenti della nostra storia collettiva dal punto di vista di chi quei momenti li ha vissuti in prima persona. Per farlo sarebbe interessante avvalersi di supporti audiovisivi ma anche di mezzi più tradizionali.

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