Sui 50 anni dell’Accademia di Studi Italo-Tedeschi, guidata da Roberto Cotteri

E’ una delle strutture più attive e valide del settore della ricerca in tutta l’area del Nordest italiano. Da sempre si occupa di relazioni culturali fra Italia e Paesi di lingua tedesca: in primis Austria e Germania, ma anche Svizzera e ovviamente territori transfrontalieri autonomi o a statuto speciale, come il Trentino Alto-Adige. 

Parliamo dell’Accademia di Studi Italo-Tedeschi di Merano (presidente l’ex-ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris)  nata sul finire degli anni cinquanta e sostenuta finanziariamente dal nostro Ministero della Pubblica Istruzione, oltre che da fondazioni meritevoli come la Sparkassen Stiftung di Bolzano.

A cavallo di interi decenni della storia altoatesina, l’Accademia è stata silenziosa protagonista di innumerevoli incontri e simposi, sul piano degli studi scientifici e della ricerca internazionale: sia  in chiave filosofico-umanistica (il logo splendido dell’Accademia riporta i due profili di J.W. Goethe e di Dante Alighieri affiancati) che anche prettamente scientifico-economica.  Sua peculiarità: il carattere “alto” e dal forte profilo interculturale, di dialogo ossia tra i due principali gruppi linguistici presenti in Norditalia. Solo pochi mesi fa, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato proprio a Merano il ruolo svolto dall’Accademia come “ponte” nelle relazioni culturali tra Italia e Austria.     

Il volume sul 50enario dell'Accademia di Studi Italo-Tedeschi di Merano. Il volume è stato presentato nel dicembre 2012
Il volume sul 50enario dell’Accademia di Studi Italo-Tedeschi di Merano. Il volume è stato presentato nel dicembre 2012

Proprio a Merano si apre oggi uno dei più importanti convegni internazionali di questo inverno, nato da una sinergia significativa fra le cinque università di Salisburgo, Trento, Innsbruck e Bolzano, in collaborazione anche con l’ateneo del Salento e la città di Lecce. Il simposio è intitolato “Valori, finanza e sviluppo economico in Europa e nel mondo globalizzato” e sarà interamente dedicato al tema cruciale della “rifondazione” di una cultura dei valori, non dimenticando gli aspetti correlati che vanno a ricollegarsi con la difficile dimensione dell’essere giovani oggi. Partendo da una riflessione sull’etica e sull’idea di “valore”, verranno affrontate a largo spettro tutte le tematiche economiche (ma anche antropologiche e appunto morali) inerenti i pro e i contro della globalizzazione attuale.

Al centro il pianeta giovani: quelli che saranno i protagonisti della  classe dirigente di domani. Una idea di futuro che però stenta a trovare il suo sbocco nella nuova realtà italiana ed è anzi al centro di una profonda crisi morale e materiale che in tanti – anche già non più giovani – stanno vivendo sulla loro pelle. Basterebbe pensare alla situazione del Mezzogiorno d’Italia: una parte meravigliosa del nostro Paese, che ancora l’Italia non ha saputo recuperare del tutto al contesto produttivo e lavorativo, e dove anzi una donna su due (tra i 29/30 anni di età) non trova lavoro.   

Incontriamo a Merano il direttore dell’Accademia, il professor Roberto Cotteri.

 

D.    – Un convegno italo-tedesco su finanza e sviluppo economico in Europa e nel mondo globalizzato. Non è forse una riproposizione di una delle straordinarie manifestazioni del celebre “Forum Europeo” di Alpbach, nel Tirolo del Nord, cui parteciparono solo pochi anni fa filosofi come Karl Popper o gli organizzatori viennesi Molden e Pronay sulle sorti della morale e dell’idea dei “valori” in Europa? Professor Cotteri, può spiegarci perché questo convegno oggi e quali i suoi significati alla luce della grave crisi istituzionale che sta vivendo in questi mesi l’Italia? 

 

R.  – Alla base di questo nostro incontro, vi è una considerazione assai semplice. Sta aumentando la forbice, la divaricazione tra ricchi e poveri. La domanda che noi intendiamo porre, con forza, è quanto i valori morali possano riequilibrare l’attuale situazione. Cercheremo in questo incontro gli spunti teorici per una visione non riduttiva dell’esistenza a com’è divenuta oggi, ma al contrario una condizione della vita che consenta la possibilità di una nuova partenza: affinché l’economia e la finanza non siano in conflitto con il destino dell’uomo, ma lo favoriscano. Credo noi tutti si debba usare la nostra intelligenza per cercare le giuste soluzioni per andare avanti. E’ questo del resto il valore dello stesso sentirci uomini. 

 

D. – Quanto mi dice è splendido da ascoltare, forse più difficile da tradurre però in realtà.  Nel contesto di questa giornata il vero “dono” (una strenna quasi natalizia) che la sua Accademia ci offre è la pubblicazione del “Catalogo Storico 1959/2009″ delle vostre attività complessive, con una ampia prefazione sulla storia dell’Istituto accompagnata da molte belle immagini. Non sono molte le associazioni culturali italiane che hanno una storia ricca sul nostro territorio: mi vengono in mente solo il “Cristallo” legata al professor Negri ed il Centro Studi Atesini. L”Accademia di Studi Italo-Tedeschi ha caratterizzato in questo senso il panorama degli anni a cavallo dei cinquanta/sessanta e fino ad oggi la vita culturale in Alto Adige, offrendosi sempre come una struttura scientifica per il dialogo. Ci può raccontare qualche momento per Lei particolarmente significativo dei primi anni della direzione dell’Istituto? 

 

R. – Erano gli anni dell’attività di mio padre Luigi e del preside Franz Kurz, allora docente di latino e greco al liceo classico di lingua tedesca di Merano. Io in realtà ero ancora assai giovane. Kurz divenne presto preside e lo rimase poi per lunghissimi anni. Era uomo di pochissime parole e molto severo. Una volta rammento che pronunciò questa frase: “Credo che forse la presenza dell’Accademia abbia  in qualche maniera contribuito a calmare un poco la situazione di quegli anni”.  Fu una frase pronunciata da un altoatesino, la ricordo come un momento di grande importanza e spessore. Un altro momento significativo che vorrei qui ricordare è il fatto che proprio l’assegnazione delle nostre piccole borse di studio, nel corso degli anni, ha permesso a molti studiosi allora giovani di ampliare le loro conoscenze e le loro visioni culturali. Molti di quei borsisti sono oggi – tanto in Trentino che fuori regione – alti dirigenti, funzionari molto noti o addirittura hanno scritto libri celebri e compilato vocabolari di grande fama.

Voglio dire con questo che l’idea di favorire il giovane affinché egli “esca” dall’ambito dove è nato e cresciuto, anche magari soltanto per un anno, mi pare ancora una cosa di grande valore. Oserei dire un momento fondamentale: spesso tuttavia trascurato dal nostro Paese ed è un peccato. Vede, queste sono le cose importanti: non altre. I fatti concreti.”

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