Il Centro Studi oggi. Il Fondo Sammlung Bettoni Pojaghi a Roma

La domanda potrebbe apparire banale, perlomeno a quanti conoscono la lunga storia del Centro, una storia cominciata nell’ormai lontano mese di ottobre del 1967, ad opera di un gruppo di amanti degli studi e della ricerca sull’Alto Adige.
Per chi conosce questa storia, così particolare e fatta spesso di grandi sforzi e difficoltà, non servono invece a molto né parole né spiegazioni. Chi conosce infatti le opere rigorose, i volumi più impegnativi così come anche le collane minori proposte in tutti questi anni, sa che la presenza del Centro Studi Atesini, a Bolzano e in Alto Adige, è stata e sempre resterà un punto di forza costante, un punto – per gli italiani di questa nostra terra – di arricchimento e di consolidamento delle proprie radici (nel senso dell’attenzione dedicata alla propria storia e alla migliore conoscenza dei molti aspetti che hanno
contribuito a creare la nostra identità): un momento insomma di ideale e profondo collegamento culturale fra tutti noi.
Il Centro Studi Atesini ha riempito, consentiteci di dirlo senza falsa modestia, una lacuna che per troppo tempo i normali e ricchi canali culturali della Provincia autonoma non hanno saputo del tutto colmare: il desiderio di sentirci, noi italiani, parte integrante a tutti gli effetti della storia di questa pezzo d’Italia e di Europa, un territorio troppo spesso vissuto ingiustamente come secondario o periferico rispetto ai luoghi cardinali intorno ai quali da sempre, storicamente, ha trovato maggior sviluppo la grande cultura italiana.
Negli ultimi anni il nostro lavoro è stato rinnovato, arricchito anche da una attenzione nuova per le problematiche dell’attualità, tanto quella culturale che quella politica: problematiche che non possonoavvero considerarsi disgiunte dallo studio del nostro passato. Sarebbe infatti sbagliato concepire la nostra storia come qualcosa di fermo o di statico, qualcosa per così dire da studiare unicamente al “microscopio”, o con l’attenzione di uno specialismo erudito volto con lo sguardo esclusivamente all’indietro.
Crediamo invece, tutti noi, che la storia sia qualcosa di vivo, di costantemente in crescita, in evoluzione e che come tale essa non possa non coincidere con tanti altri ambiti, dei quali molti riguardano e investono direttamente anche il nostro presente. In questa direzione, il mio sforzo particolare – per molti aspetti non facile vista la limitatezza delle risorse, tanto umane che finanziarie – è stato quello di ampliare gli orizzonti del Centro, allargandone i campi di interesse anche a una attenzione nuova verso l’universo tedesco, cercando di farci conoscere attraverso i media in modo ancora più significativo anche presso quella cultura. I risultati sono stati fino ad oggi più che lusinghieri e molti di essi hanno appena iniziato a dare i loro giovani frutti.

L’apertura della nuova sede romana, creatasi dalla fusione e dal raccordo con il Fondo Sammlung Bettoni Pojaghi (una raccolta di beni librari e archivistici che raggiunge complessivamente circa 8500 volumi e titoli, tralasciando la parte più propriamente archivistica), ha rafforzato ulteriormente dal dicembre 2012 le energie del Centro, che diviene così un punto di riferimento nazionale per quanti hanno a cuore le relazioni tra cultura italiana e tedesca.
Anche un solo momento di incontro, una sola testimonianza di vero dialogo tra queste culture, qualsiasi sia pur minimo segnale di comprensione e di vera attenzione culturale, ci appare – a Roma come in ambito tedesco – una piccola conquista della quale andare  fieri.
Recentemente, fra le molte attività tra cui le celebrazioni in Italia organizzate per il maestro e mito della musica Arturo Benedetti Michelangeli o anche il grande convegno sulla toponomastica in Alto Adige realizzato nel settembre 2004, abbiamo voluto raccogliere in volume interventi, studi, pagine e momenti di riflessione su fatti intensi o di volta in volta dolorosi di questi ultimi dieci/quindici anni di storia fra Italia e mondo tedesco: la storia recente dell’Alto Adige vi è stata ripercorsa in un controluce che nulla toglie alla sua urgenza problematica, al suo stringente bisogno di approfondimento.
La politica, il mondo politico locale, spesso non è stato in grado di fare proprio questo: di qui il “perché” del Centro Studi e anche del Fondo Sammlung Bettoni Pojaghi. Imparare a studiare, imparare a riflettere. Ecco: è per queste ragioni che crediamo il Centro di Studi Fondo Sammlung Bettoni Pojaghi abbia, oggi, una ragione ancora più valida, un motivo più forte per esistere. Per rimanere qui con noi insomma, al nostro fianco, accompagnandoci con l’abituale discrezione come una “bussola”, un punto di riferimento attento per una società oggi sempre più inquieta e in movimento.

prof. Marco R. Bettoni Pojaghi

presidente Centro Studi Fondo Sammlung Bettoni Pojaghi

Roma

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